Guardia di Finanza, SIAF chiede soluzioni flessibili per pasti e buoni nei servizi stradali operativi

Servizi operativi su strada e trattamento vitto: il SIAF propone nuove soluzioni organizzative

Garantire al personale della Guardia di Finanza impegnato nei servizi operativi su strada la possibilità di usufruire concretamente del trattamento di vitto, senza compromettere la continuità e l’efficienza delle attività istituzionali.

È questo l’obiettivo della proposta avanzata dal SIAF – Sindacato Italiano Autonomo Finanzieri al Comando Generale della Guardia di Finanza, attraverso una nota del 29 ottobre 2026, indirizzata al VI Reparto – Affari Giuridici e Legislativi, Ufficio Relazioni con le Associazioni Professionali a Carattere Sindacale tra Militari.

L’intervento, sottoscritto dal Segretario Generale Nazionale Eliseo Taverna, richiama l’attenzione sulle difficoltà incontrate dal personale impiegato nei servizi esterni, in particolare nelle attività di contrasto ai traffici illeciti, nei controlli sulle merci in transito e nei servizi di controllo stradale.

La richiesta è quella di valutare un adeguamento delle disposizioni organizzative che consenta di conciliare le esigenze operative con l’effettiva fruizione del pasto.

La pausa pranzo durante i servizi su strada: una difficoltà concreta

Per i finanzieri impegnati nelle attività operative esterne, l’organizzazione della pausa pranzo può presentare difficoltà significativamente diverse rispetto a quelle del personale impiegato all’interno delle sedi di servizio.

Durante un’attività di controllo su strada, infatti, il militare deve tenere conto non soltanto delle esigenze connesse all’intervento, ma anche della necessità di assicurare la custodia del veicolo di servizio, dell’armamento e delle dotazioni in uso.

Queste circostanze possono rendere particolarmente complesso interrompere temporaneamente l’attività per raggiungere una mensa o un esercizio convenzionato.

La criticità diventa ancora più evidente quando il servizio si svolge a una distanza significativa dal Reparto di appartenenza o in condizioni che non consentono un agevole avvicendamento del personale.

Secondo quanto rappresentato dal SIAF, in molti casi gli operatori finiscono per rinunciare alla pausa, proprio per l’oggettiva difficoltà di conciliarla con le modalità di svolgimento del servizio esterno.

Tornare al Reparto per mangiare può ridurre l’operatività

La nota sindacale evidenzia anche le conseguenze organizzative legate alla necessità di interrompere un servizio su strada per rientrare presso la propria sede.

Tale soluzione, oltre a comportare un dispendio di tempo e risorse, può incidere sulla capacità operativa effettiva del dispositivo impiegato.

Il personale deve infatti sospendere l’attività esterna, raggiungere il Reparto e successivamente tornare sul luogo di servizio o riprendere le attività programmate.

Un’organizzazione che, in determinate circostanze, rischia di risultare poco funzionale sia per i finanzieri sia per l’Amministrazione.

Il problema non riguarda quindi esclusivamente il diritto alla fruizione del trattamento di vitto, ma anche la possibilità di adottare modalità organizzative maggiormente coerenti con le caratteristiche concrete delle attività svolte sul territorio.

Le disposizioni richiamate dal SIAF

Nella propria comunicazione il Sindacato richiama due importanti riferimenti amministrativi.

Il primo è la circolare n. 4997 del 10 gennaio 2011, emanata dal IV Reparto – Ufficio Commissariato e Armamenti del Comando Generale della Guardia di Finanza.

Tale circolare contempla specifiche modalità di fruizione del pasto per i servizi che, quando ricorrono congiuntamente i presupposti previsti, non possono essere interrotti e non consentono l’avvicendamento del personale.

Il secondo riferimento è la circolare n. 289086 del 28 settembre 2017, del Comando Generale – Ufficio del Sottocapo di Stato Maggiore e Affari Generali, che disciplina gli aspetti organizzativi dell’orario di lavoro e delle relative pause.

Il SIAF individua in queste disposizioni il quadro di riferimento nel quale valutare possibili soluzioni per il personale impegnato nei controlli stradali e nelle altre attività operative richiamate nella nota.

L’obiettivo non è introdurre un beneficio automatico per ogni tipologia di servizio esterno, ma verificare la possibilità di applicare, nei casi compatibili, modalità organizzative già contemplate dalla disciplina di settore.

La proposta: consumare il pasto prima o dopo il turno

Il punto centrale dell’iniziativa riguarda la possibilità di consentire al personale, quando le concrete condizioni operative lo giustificano, di collocare il pasto immediatamente prima oppure dopo il turno di servizio.

Questa modalità consentirebbe di evitare un’interruzione dell’attività esterna, rispondendo alle difficoltà che possono derivare dalla necessità di garantire la continuità dei controlli e la custodia dei mezzi e delle dotazioni.

Per il SIAF, una simile soluzione potrebbe contribuire a contemperare due esigenze entrambe importanti: da una parte, il riconoscimento del trattamento di vitto previsto dalla disciplina vigente; dall’altra, il mantenimento dell’efficienza operativa dei Reparti.

L’applicazione dovrebbe comunque essere subordinata alla verifica delle condizioni concrete del servizio e dei presupposti richiesti dalle disposizioni applicabili.

Il buono pasto quando mensa e convenzioni non sono praticabili

Un secondo aspetto della proposta riguarda le modalità di erogazione del trattamento di vitto.

Il SIAF chiede che venga garantita l’effettiva possibilità di usufruire delle prestazioni previste dalla normativa vigente, compreso il buono pasto, nei casi in cui il ricorso alla mensa, agli esercizi convenzionati o alle altre ordinarie modalità di erogazione risulti impossibile oppure antieconomico.

La proposta nasce dalla consapevolezza che le condizioni operative possono rendere poco praticabili le soluzioni normalmente utilizzate dal personale che svolge attività all’interno delle sedi istituzionali.

Nei servizi stradali, infatti, il luogo di impiego, la durata delle attività e la necessità di assicurare la continuità del controllo possono incidere significativamente sulle possibilità di raggiungere una struttura destinata alla somministrazione del pasto.

Per questa ragione, il Sindacato ritiene opportuno valutare criteri organizzativi capaci di adattarsi alle diverse modalità di impiego, sempre nel rispetto della disciplina vigente.

Criteri uniformi per evitare differenze di trattamento

Un elemento particolarmente importante della richiesta riguarda l’esigenza di garantire uniformità.

Il SIAF propone infatti di valutare l’applicazione delle modalità organizzative previste per i servizi non interrompibili anche alle attività operative su strada indicate nella nota, previa verifica dei relativi presupposti.

Una soluzione che permetterebbe di individuare criteri coerenti con le esigenze del servizio, riducendo il rischio che situazioni operative analoghe vengano gestite con modalità differenti.

Il tema assume rilievo soprattutto per il personale che opera quotidianamente in contesti caratterizzati da esigenze di continuità, difficoltà logistiche e limitate possibilità di avvicendamento.

Il Sindacato non chiede deroghe generalizzate, ma una valutazione delle condizioni reali nelle quali vengono svolti i servizi, così da individuare modalità di fruizione del pasto concretamente applicabili.

Tutela del personale ed efficienza del servizio: due obiettivi compatibili

La proposta evidenzia come la tutela delle condizioni di lavoro del personale possa coincidere con l’interesse dell’Amministrazione a organizzare servizi più efficienti.

Evitare rientri non necessari presso il Reparto, ridurre i tempi improduttivi legati agli spostamenti e garantire una fruizione del pasto compatibile con le attività esterne può rappresentare un miglioramento sul piano organizzativo.

Allo stesso tempo, assicurare modalità effettivamente praticabili per il trattamento di vitto significa evitare che le particolari condizioni di impiego inducano il personale a rinunciare abitualmente alla pausa.

La questione riguarda quindi l’equilibrio tra esigenze operative, organizzazione dell’orario di lavoro e tutela dei finanzieri impegnati quotidianamente sulla strada.

La richiesta al Comando Generale: adeguare le disposizioni organizzative

Nella parte conclusiva della comunicazione, il SIAF chiede al Comando Generale di valutare un’integrazione delle disposizioni organizzative in materia di trattamento di vitto e fruizione del pasto.

L’obiettivo è individuare soluzioni concrete, omogenee e funzionali alle specifiche esigenze dei servizi operativi esterni.

In particolare, il Sindacato propone di consentire, quando ne ricorrano i presupposti, la collocazione del pasto immediatamente prima o dopo il turno e di assicurare l’effettiva fruizione del trattamento previsto, incluso il buono pasto nelle situazioni consentite.

Una richiesta che non intende modificare indiscriminatamente le condizioni di accesso alle prestazioni, ma rendere l’organizzazione più aderente alle esigenze operative concretamente affrontate dal personale.

Una proposta per valorizzare le esigenze di chi opera sulla strada

L’iniziativa del SIAF richiama l’importanza di considerare le caratteristiche specifiche dei diversi servizi istituzionali nell’organizzazione del lavoro.

Le attività di contrasto ai traffici illeciti, i controlli sulle merci in transito e i servizi di controllo stradale richiedono spesso continuità, attenzione e capacità di adattamento alle condizioni operative.

Per questo, secondo il Sindacato, è necessario che anche le modalità di fruizione del trattamento di vitto siano organizzate in maniera coerente con tali esigenze.

Tutelare il personale non significa ridurre l’efficienza dei servizi, ma individuare soluzioni che consentano di garantire entrambe.

Una programmazione più flessibile, uniforme e rispettosa delle disposizioni vigenti potrebbe contribuire a migliorare concretamente le condizioni di impiego dei finanzieri e la funzionalità dei Reparti.

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