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Home Contratti di lavoro

Incontro tra il Ministro dell’Economia e delle Finanze, On. Giancarlo Giorgetti e le Organizzazioni Sindacali Rappresentative della Guardia di Finanza – 05 Agosto 2025 ore 17.30. Documento SIAF – Sindacato Italiano Autonomo Finanzieri – illustrato e consegnato al Ministro.

Agosto 5, 2025
in Contratti di lavoro, Evoluzione sindacale, In evidenza, Primo piano
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Signor Ministro,

la scrivente Organizzazione Sindacale, annoverata tra quelle rappresentative a livello nazionale e portatrice degli interessi collettivi dei propri iscritti e, in linea generale, di tutto il personale della Guardia di Finanza, ha fortemente sollecitato questo incontro poiché intende sottoporre alla Sua cortese
attenzione alcune questioni che stanno generando un crescente malessere tra le donne e gli uomini del Corpo, impegnati quotidianamente nella tutela della legalità economico-finanziaria del Paese e nel contrasto all’evasione e all’elusione fiscale, nonché alla criminalità organizzata.

In un momento storico in cui l’efficienza e l’affidabilità delle Istituzioni è chiamata a dare risposte concrete ai cittadini ed a garantire la sostenibilità delle finanze pubbliche, si ritiene difficile poter accettare che proprio coloro che sono in prima linea nella lotta contro l’evasione e l’illegalità economica debbano subire disattenzioni e ritardi inspiegabili nella risoluzione delle loro problematiche. Il senso del dovere, la disciplina e il rispetto della missione istituzionale, fortemente e intimamente sentite dal personale, seppur costituiscono valori impliciti e scontati, non possono essere considerati come ostacoli, né utilizzati come alibi per rinviare soluzioni a criticità che si trascinano da troppo tempo.

Le tematiche principali che si ritiene doveroso sottoporLe e per le quali si chiede un autorevole intervento, sono le seguenti:

1. Relazioni Sindacali tra le OO.SS. militari, l’Amministrazione e il Ministro dell’Economia e delle Finanze.

Nonostante le innovazioni che si riscontrano nel nostro ordinamento, in materia di libertà sindacale, principalmente sotto l’aspetto giuridico e grazie esclusivamente alla nota sentenza 120/18 della Corte Costituzionale, è doveroso evidenziare come la normativa, consequenzialmente emanata, in materia di sindacalizzazione del personale militare, tra cui quello della Guardia di Finanza, sia stata concepita con forti lacune, in modo a-tecnico e lontana dai principi cardine tracciati dal diritto sindacale.

Nonostante, siano ormai trascorsi sette anni dalla sentenza, restano significative, perniciose, stucchevoli e impattanti le resistenze culturali e le difficoltà  organizzative nella strutturazione di stabili e proficue relazioni sindacali tra  le OO.SS., l’Amministrazione e il Dicastero di riferimento. In particolare, si evidenzia, finora, l’assenza di tavoli tematici tecnici e politici, stabili e realmente partecipativi, capaci di affrontare con concretezza le problematiche del personale rappresentato, nonché la mancanza di ogni forma di riscontro alle innumerevoli lettere inviate all’Amministrazione o all’Autorità politica di riferimento, seppur riguardanti aspetti fondamentali per la vita lavorativa del personale.

La carenza strutturale di proficue relazioni sindacali con l’Amministrazione e d’interlocuzione diretta costante e tempestiva con il Ministro, stanno contribuendo, di fatto, all’impedimento della crescita e dello sviluppo di una cultura sindacale tra il personale, nonché di un’adeguata valorizzazione del ruolo delle Organizzazioni Sindacali rappresentative nel contesto lavorativo, sociale e politico.

Non si può sottacere come le stesse, oltre a svolgere il ruolo a tutela degli interessi collettivi del personale, possano ricoprire anche una funzione di osservatori privilegiati dello “stato di salute” del Corpo, attraverso il monitoraggio pressoché quotidiano del morale del personale. I sindacati, infatti, sono spesso il primo punto di ascolto per il disagio lavorativo, organizzativo e psicologico dei Finanzieri.

Non riconoscere il ruolo delle OO.SS. o ignorarne, di fatto, il loro prezioso ruolo svolto, oltre ad essere lesivo della libertà e delle prerogative sindacali,  significa perdere uno strumento prezioso anche per la prevenzione del disagio lavorativo, per la gestione delle criticità interne e il miglioramento del clima organizzativo degli ambienti di lavoro.

In merito, in attesa che si possano attuare modifiche legislative, si chiede il tempestivo avvio di concrete, proficue e costruttive relazioni sindacali, anche mediante tavoli tecnici e politici periodici di confronto, con la partecipazione diretta del Comandante Generale e del Ministro, qualora necessario, in grado di affrontare con metodo, strutturazione, trasparenza e spirito costruttivo le problematiche più rilevanti che riguardino il personale.

È indispensabile, in sintesi, non solo l’avvenuto riconoscimento della libertà sindacale, sotto l’aspetto legislativo, ma anche e soprattutto sul piano concettuale, culturale, politico e amministrativo, affinché si possa agire realmente in difesa dei diritti, delle condizioni di lavoro, nonché della dignità del personale, in un’ottica di interesse generale di crescita e miglioramento dell’intero Corpo.

2.  Decreto Legge Forze di Polizia

Ad adiuvandum di quanto esposto finora, registriamo come, ormai da mesi, continuino a circolare voci che affermino la disponibilità del Governo a voler procedere all’emanazione di una norma denominata “Decreto Legge Forze di Polizia”, al quale sembrerebbe stiano lavorando alacremente le OO.SS. delle Polizie a ordinamento civile, le quali peraltro avrebbero già avuto diversi incontri con i Vertici delle rispettive Amministrazioni, nonché con  le Autorità politiche di riferimento.

Di contro, le OO.SS. rappresentative del personale della Guardia di Finanza non hanno avuto, finora, nessun tipo di confronto al riguardo, né con il Vertice del Corpo, né tanto meno con l’Autorità politica di riferimento.

Tra l’altro, al momento, si disconoscono quali siano, nel dettaglio, le materie che attengono alla sicurezza e/o al personale che il Governo vorrebbe inserire nel decreto, così come si disconoscono le coperture economiche a disposizione, anche per poter fare una minima valutazione di merito sulle priorità.

Tale metodo di procedere è destinato a sottrarre, al prezioso confronto, le reali esigenze del personale rappresentato e rischia di diventare lesivo delle prerogative sindacali attribuite alle OO.SS. della Guardia di Finanza.

In merito, si chiede. quindi, il tempestivo e pieno coinvolgimento nelle varie fasi di confronto che dovranno portare all’eventuale formazione del decreto ed  alla sua successiva approvazione. 

3. Attività premiali per il personale del Corpo

Come noto, il personale della Guardia di Finanza è quotidianamente impegnato, su tutto il territorio nazionale, in un’attività capillare di contrasto all’evasione e all’elusione fiscale, al sommerso da lavoro, alle frodi IVA e alle truffe sui fondi pubblici, non da ultimo per  i fondi per l’attuazione del PNRR. Si tratta di un impegno ad altissima specializzazione, che produce ingenti risultati in termini di recupero di risorse per l’erario e per la collettività, anche con il fine di contribuire ad una maggiore equità fiscale tramite le politiche statali di redistribuzione della ricchezza, mediante le politiche di fiscalità generali, con necessità per gli operatori di mettere in campo competenze e professionalità che richiedano elevata preparazione e rigore morale.

Tuttavia, permane un’inaccettabile ed incomprensibile disparità nel trattamento economico riservato al personale del Corpo rispetto a quello riconosciuto ai dipendenti delle Agenzie fiscali. A fronte di funzioni sostanzialmente analoghe – e, in molti casi, con maggiori vincoli e rischi operativi – i Finanzieri ricevono, sotto forma di assistenza, compensi premiali inferiori.

Tale squilibrio, ovviamente incomprensibile, mina la motivazione del personale, generando frustrazione nelle unità operative coinvolte nei controlli, con il rischio di demotivare le professionalità più competenti e performanti che sono in prima linea nella lotta all’evasione ed all’elusione fiscale.

La scrivente Organizzazione Sindacale, pertanto, chiede con determinazione l’equiparazione del trattamento premiale tra il personale della Guardia di Finanza e quello delle Agenzie fiscali, sulla base del principio fondante che a parità di contributo al contrasto dell’illegalità economica-finanziaria, deve corrispondere necessariamente un eguale riconoscimento economico e professionale.

Abbiamo assistito negli ultimi tempi, peraltro, al riconoscimento economico di premi rilevanti, anche di mille euro pro-capite, ai dipendenti delle Agenzie Fiscali, per la corretta attuazione del PNRR, dimenticando che il personale del Corpo è stato più volte attore protagonista di importanti indagini a contrasto di azioni illegali nell’utilizzo di tali risorse, con il recupero di ingenti somme distratte illegalmente dalla propria destinazione naturale.

4. Approvvigionamento e corresponsione dei ticket restaurant agli appartenenti al Corpo.

Al riguardo, si ribadisce quanto scritto dalla scrivente Organizzazione Sindacale con la nota inviataLe il 25 Luglio 2025, circa la mancata erogazione dei buoni pasto al personale del Corpo in diverse regioni italiane, a causa delle procedure lunghe, complesse e tardive in alcuni casi curate dalla Consip e che, una volta configurate nella realtà per l’approvvigionamento dei ticket a cura dell’Amministrazione, registrano ritardi cronici che ricadono inevitabilmente sulla sfera economica dei colleghi.

Le cause principali sono da individuarsi verosimilmente nella gestione prioritaria, spesso paralizzante ed esclusiva, degli strumenti messi a disposizione (convenzioni, accordi quadro) di Consip S.p.A., ai quali, frequentemente, si aggiunge una grave sottostima delle esigenze di approvvigionamento, atteso che già a far data dai primi mesi dell’anno i lotti individuati risultano esauriti e, allo stesso modo, anche i plafond dei lotti di riserva messi a disposizione. Da ciò, ne consegue l’impossibilità dell’Amministrazione di poter erogare i ticket restaurant al proprio personale avente titolo, con la naturale conseguenza che lo stesso deve attendere mesi e mesi prima di vedersi erogato quanto spettante, nonché costretto ad anticipare il costo per i pasti anche per 7/12 mesi.

5. Tutela giuridica e regole d’ingaggio per gli operatori

I fatti di cronaca continuano a restituirci notizie allarmanti circa l’assenza di regole d’ingaggio, chiare e precise, per gli operatori di Polizia che si trovano ad effettuare interventi operativi, sia per terra, sia per mare, per contrastare azioni illegali di qualsivoglia natura, per effettuare soccorsi di migranti in mare e per contrastare l’immigrazione clandestina, nonché immagini che vedono operatori di Polizia inermi e spesso anche disorientati di fronte a comportamenti aggressivi, violenti ed ingestibili, messi in atto da soggetti che, per varie ragioni, pongono in essere taluni comportamenti.

Il decreto sicurezza ha senz’altro inasprito le pene per diversi reati commessi a danno della collettività e e anche degli stessi operatori, tuttavia le normi attuali continuano a non garantire l’effettiva azione di prevenzione e repressione alla quale gli operatori di Polizia sono chiamati a far fronte, spesso vivendo una marcata dicotomia tra obbligo di intervento e repressione e rischio elevato di eccedere nelle proprie azioni.

Ciò, porta gli operatori a vivere ed operare in una condizione di perenne frustrazione e incertezza, dettata da una linea sottile di demarcazione che funge da spartiacque e che spesso, a seguito di interventi operativi, a seconda dell’impostazione che si rischia di scegliere, restituisce personale ferito e vilipeso o indagato per anni, con tutto ciò che ne consegue anche in termini di delegittimazione del ruolo rivestito.

Purtroppo, questo quadro d’assieme vede una legislazione, affiancata anche da un’impostazione culturale, che mette sullo stesso piano chi delinque e chi è chiamato a garantire l’ordine e la sicurezza pubblica necessariamente anche con la forza, atteso che, purtroppo, al bene dei tanti spesso si contrappone il male, sempre più diffuso e violento nelle sue varie forme e degenerazioni, il quale non si può certamente combattere con logiche teoriche e filosofiche. 

Sia ben chiaro, nessuno è alla ricerca di alcuna forma di impunità o di immunità per le proprie azioni, che devono essere sempre lecite e confacenti al contesto che si affronta, nonché improntate al rispetto della dignità di ogni essere umano, tuttavia quello a cui assistiamo inermi, ormai da tempo, rischia di decretare molto presto “la morte” della sicurezza del Paese, con tutto quello che ne potrebbe derivare anche sotto la sfera motivazionale del personale.

La scrivente Organizzazione Sindacale, pertanto, è fermamente convinta che le regole attuali, che si rinvengono nel codice penale e di procedura penale, non siano più adeguate e consoni al ruolo che devono svolgere gli operatori di Polizia per garantire la sicurezza della collettività e necessitino di essere modificate al più presto, al fine di restituire autorevolezza e garanzie funzionali agli operatori di Polizia, che ormai espongono quotidianamente la loro incolumità, ma anche la loro integrità giuridica e patrimoniale, per la sicurezza della collettività.

6. Previdenza dedicata/complementare

Il tema della previdenza complementare o dedicata, per gli appartenenti al Corpo della Guardia di Finanza, rappresenta una delle più evidenti lacune del sistema di welfare statale, della quale abbiamo preso drammaticamente atto in questi anni. A fronte di un impianto pensionistico pubblico, improntato alla logica contributiva e sempre più penalizzante per le nuove generazioni, infatti, il mancato accesso a strumenti di previdenza integrativa complementare o dedicata equivale, nei fatti, a una disparità intollerabile rispetto ad altri comparti del pubblico impiego e, ancor più, del settore privato i cui effetti peseranno come un macigno sui trattamenti pensionistici del personale e, di conseguenza, sulle loro condizioni di vita.

L’assenza di un fondo di previdenza complementare dedicato al comparto difesa e sicurezza, a seguito della riforma del sistema pensionistico avvenuta nel 1995 con la legge Dini, ha impedito, tra gli altri, anche al personale del Corpo, di costruirsi una prospettiva previdenziale dignitosa, in linea con le esigenze economiche future e rispettosa della delicatezza, della componente di rischio e  complessità delle funzioni svolte, nonché con della capacità contributiva posseduta durante il periodo di servizio.

In questo importante lasso di tempo trascorso, ogni tentativo di rivendicazione finalizzato all’avvio della previdenza complementare, messo in campo dai rappresentanti del personale del comparto, si è rivelato pressoché improduttivo, con il risultato che ormai i danni a carico dei trattamenti pensionistici del personale sono rilevanti e rischiano di non poter essere più riequilibrati. Tutto il personale in servizio, anche quello più anziano, sta subendo danni economici, tuttavia le maggiori penalizzazioni ricadranno su coloro che sono stati assunti a partire dal 1° gennaio 1996 e che, in assenza di una previdenza complementare o dedicata, riceveranno all’atto del pensionamento un trattamento pensionistico che supererà di poco il 50% dell’ultimo stipendio.

Come noto, dopo anni di assenza di decisioni strategiche in materia, grazie alle continue rivendicazioni da parte dei rappresentanti del personale del comparto difesa e sicurezza e del soccorso pubblico, per la prima volta si  afferma un importante principio giuridico, mediante l’approvazione  dell’articolo 1 comma 95 della legge di bilancio n. 234 del 30 dicembre 2021, che, in forza alla specificità di status e d’impiego delineati dall’art. 19 della legge 4 novembre 2010, n. 183, riconosce l’effettiva sperequazione dei trattamenti pensionistici del personale, mettendo a nudo la criticità previdenziale da anni lamentata. Nel contempo, con la stessa norma, nello stato di previsione del Ministero dell’Economia e delle Finanze viene istituito un fondo perequativo con una dotazione di 20 milioni di euro per l’anno 2022, 40 milioni di euro per l’anno 2023 e 60 milioni di euro a decorrere dall’anno 2024.

Un segnale, senz’altro importante sotto l’aspetto normativo, tuttavia evidentemente insufficiente sotto il piano delle risorse economiche stanziate e necessarie a perequare i trattamenti pensionistici, nonché ad avviare qualsivoglia forma di previdenza dedicata o complementare.

Si chiede, pertanto, che il Ministro dell’Economia e delle Finanze, di concerto con i componenti del Governo programmi, senza ulteriori rinvii, il rifinanziamento con somme adeguate, del già citato “Fondo Perequativo Pensionistico”, al fine di dare piena esecuzione alle previsioni legislative finalizzate alla perequazione  economica dei trattamenti pensionistici del personale del comparto e all’avvio di una previdenza dedicata aprendo, fin da subito, un tavolo di confronto con le rappresentanze sindacali del settore.

A questo peculiare argomento, peraltro, si innesta un’altra tematica, strettamente connessa, ovvero la ventilata ipotesi di allungamento dell’età pensionabile (limite ordinamentale) che troppo spesso torna alla ribalta.

Le ragioni della ferma contrarietà a tale eventualità sono ormai arcinote e risiedono nella specificità di status e d’impiego che caratterizzano il peculiare lavoro del personale del comparto.

Peraltro, già oggi assistiamo ad un personale in divisa con un’età media molto elevata, con tutte le difficoltà operative che ne discendono.

7. Modifica dei tempi di erogazione del TFS in aderenza alla sentenza 130/23 della Corte Costituzionale.

Come noto,la sentenza n.130/23 della Corte Costituzionale, con la quale sono state dichiarate inammissibili le questioni di legittimità costituzionale dell’art. 3, comma 2, del decreto-legge n. 79 del 1997, come convertito e dell’art. 12, comma 7, del d.l. n. 78 del 2010, che prevedevano rispettivamente il differimento e la rateizzazione del TFS. Le questioni di legittimità erano state sollevate dal Tribunale Amministrativo per il Lazio, sezione terza quater, in riferimento all’art. 36  della Costituzione. La Corte, tuttavia, ha sancito che la discrezionalità del legislatore nel prevedere il differimento e la rateizzazione del TFS  non potesse essere temporalmente illimitata e per questi motivi invitava il legislatore ad una riforma dedicata.

A distanza di due anni e nonostante siano stati presentati diversi disegni di legge per rivedere i tempi di erogazione del TFS al fine di renderli meno afflittivi, la Ragioneria Generale dello Stato ha eccepito la mancanza di copertura economica relegando, di fatto, il provvedimento su un binario morto.

Non può essere accettato, pertanto, questo eccessivo protrarsi dell’inerzia legislativa su una materia fondamentale per il personale che si appresta a lasciare il servizio attivo, tenuto anche conto che la Corte Costituzionale aveva già ammonito in precedenza il legislatore, con la precedente sentenza n.159 del 2019.

Si chiede al Ministro dell’Economia e delle Finanze di farsi promotore presso il Governo dell’esigenza di provvedere tempestivamente a ricercare le coperture finanziarie necessarie alle modifiche ipotizzate.

8. Apertura tempestiva del tavolo negoziale per il rinnovo dei contratti di lavoro del personale del comparto difesa e sicurezza – triennio 2025/2027.

Assistiamo, ormai da anni, all’apertura del tavolo negoziale per il rinnovo dei contratti di lavoro del personale del comparto difesa e sicurezza con eccessivo ritardo rispetto alla scadenza del contratto, nonché al ristoro economico di questo lasso di tempo esclusivamente con la vacanza contrattuale, quale elemento provvisorio della retribuzione, a causa della carenza di coperture economiche.

Ciò, ha comportato un evidente danno economico per il personale che si è visto assottigliare non solo gli aumenti mensili, ma anche l’importo degli arretrati.

Per il triennio negoziale 2025/2027, invece, sembrerebbe siano state stanziate risorse economiche sufficienti anche alla copertura dei rinnovi fin dal primo anno.

Si chiede, pertanto, di programmare l’avvio del tavolo negoziale prima possibile al fine di evitare sfasamenti di annualità e consentire al personale rappresentato di beneficiare di aumenti pieni e coerenti con il lavoro prestato. Signor Ministro, conoscendo il suo modo di agire, il SIAF è certo che rifletterà attentamente su tutte le tematiche che le sono state sottoposte e si attiverà in modo proficuo per iniziare a dare risposte concrete, tuttavia sentiamo il dovere morale di preavvisarLa che in assenza di risposte dopo il periodo feriale, saremo senz’altro costretti ad intraprendere ogni ulteriore azione sindacale consentita dall’ordinamento per tutelare il personale che rappresentiamo.

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Tags: Guardia di FinanzaSIAFSindacatoSindacato Guardia di Finanzatutela del personale

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