il Sindacato Italiano Autonomo Finanzieri, in rappresentanza e a tutela degli interessi morali, economici e giuridici dei Finanzieri, al fine di fornire il proprio contributo in ordine alle diffuse preoccupazioni che, in questi giorni, attanagliano tutto il personale del comparto Sicurezza e Difesa,
si rivolge alle SS.LL. per esprimere profonda inquietudine e richiedere di attuare ogni sinergica iniziativa utile a produrre un sollecito intervento legislativo in conseguenza del deposito della Sentenza della Corte Costituzionale n. 172 del 27 novembre 2025.
Come noto, la menzionata Sentenza ha determinato l’illegittimità costituzionale dell’art. 131-bis, comma 3, c.p., nella parte in cui escludeva in via aprioristica l’applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto ai delitti di violenza o minaccia a pubblico ufficiale (art.
336 c.p.) e resistenza a pubblico ufficiale (art. 337 c.p.), se commessi contro un ufficiale o agente di Pubblica Sicurezza o Polizia Giudiziaria.
Comprendiamo pienamente la ratio della Consulta, che mirava a superare una distonia normativa e garantire un assetto razionale dell’intera disciplina sanzionatoria, soprattutto in relazione al reato di cui all’Art. 338 c.p. Tuttavia, siamo costretti a evidenziare l’effetto pratico di tale pronuncia: il grave e percepibile indebolimento della tutela legale automatica contro atti di aggressione, minaccia e violenza subiti dal personale nell’esercizio delle sue delicate funzioni.
Il rischio, come purtroppo viene ampiamente avvertito dagli operatori sul campo, è che la violenza e la resistenza, pur non essendo mai tollerabili, possano tradursi in impunità se ritenute dal Giudice di “lieve entità”, minando così il fondamentale principio della certezza della pena e la funzione deterrente della norma penale stessa. L’aggressione rivolta a chi opera per il mantenimento dell’ordine pubblico, anche nella sua forma minima, offende la funzione e la dignità dello Stato che il servitore in divisa rappresenta in ogni momento.
Alla luce di queste irrinunciabili considerazioni, il SIAF chiede al Governo di valutare con urgenza di proporre le iniziative necessarie per ripristinare e rafforzare la tutela del personale in divisa, ad esempio attraverso una revisione mirata dell’art. 131-bis c.p. che superi la critica di
irragionevolezza costituzionale senza sacrificare la protezione dell’operatore, o mediante l’introduzione di aggravanti specifiche che rendano inapplicabile l’esimente per i reati commessi a danno delle Forze di polizia.
In conclusione, sia consentito al SIAF di osservare che le sentenze certamente si rispettano, ma possono e devono commentarsi, e dai commenti, dai confronti, possono nascere idee, pensieri e riflessioni che potrebbero dare contributi alle azioni governative e del Legislatore.
La Corte Costituzionale è il Giudice delle Leggi e il suo operato è un pilastro dello Stato di diritto.
La nostra azione sindacale, tuttavia, ha il dovere, giuridico e morale, di difendere i tutori dell’ordine e della sicurezza pubblica, il cui ruolo è baluardo di democrazia e convivenza civile. La loro piena tutela è, in definitiva, la piena tutela della legalità e della democrazia della Repubblica.
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Il SIAF (Sindacato Italiano Autonomo Finanzieri), nell’ambito e nell’esercizio delle proprie funzioni regolarmente legittimate dalle norme di riferimento, con l'approssimarsi...










