Pregiatissimi,
la scrivente Organizzazione Sindacale, nell’ambito delle proprie prerogative, intende sottoporre alla Vostra attenzione una situazione che sta generando forti perplessità e malcontento tra il personale.
La prassi, che parrebbe ormai consolidata in molti Reparti, vede disattendere o applicare in modo difforme, le disposizioni sull’impiego del personale specializzato At.P.I. (Antiterrorismo e Pronto Impiego) che potrebbe rischiare di compromettere la professionalità di questo personale e, in ultima analisi, di arrecare un grave pregiudizio all’immagine identitaria della Guardia di Finanza come Corpo di eccellenza.
Il personale At.P.I. (al pari di altre specialità) rappresenta un patrimonio professionale unico. Investimenti significativi sono stati fatti nella loro formazione e nel loro addestramento, sia nell’uso delle armi in dotazione sia per le tecniche operative più avanzate.
L’impiego di questo personale dovrebbe, pertanto, per sua stessa natura, essere coerente con tale investimento. Le direttive, come quella che regola l’attività nella Tutela dell’Ordine e della Sicurezza Pubblica, stabiliscono chiaramente che tali mansioni sono “normalmente demandate ai Reparti/Articolazioni Pronto Impiego”. La direttiva sul servizio 117, pur prevedendo il loro impiego anche in altri contesti, precisa che l’impiego per l’Ordine Pubblico rimane “prioritario”.
Tuttavia, si sta assistendo ad una prassi che disattende queste disposizioni. Vi sono chiari elementi che indicano una tendenza a privilegiare i servizi di controllo del territorio, destinando il personale At.P.I. in modo residuale al concorso nell’Ordine e nella Sicurezza Pubblica.
Questo disallineamento. tra la formazione ricevuta e l’impiego effettivo, genera un senso di svalutazione professionale e di frustrazione, che rischia di minare la motivazione del personale.
A ciò, si aggiunge la consuetudine dei Reparti, di negare il concorso per l’Ordine Pubblico, giustificandolo con la mancanza di personale che, in realtà, è presente ma impiegato in compiti che potrebbero essere svolti anche da personale non specializzato.
Questa situazione. ovviamente, ha conseguenze dirette sulla sicurezza del personale.
La prassi di rispondere alle richieste con numeri insufficienti costringe a formare squadre eterogenee, composte da militari provenienti da diversi Reparti.
Ciò rappresenta una criticità che desta sempre più preoccupazione: lavorare in numero ridotto e senza il necessario affiatamento vanifica l’addestramento specialistico, dove “ogni componente facente parte di una formazione da Ordine Pubblico assolve a un determinato compito”, esponendo, di conseguenza, tutti a rischi evitabili.
Pertanto, la scrivente Organizzazione Sindacale sollecita il Comando Generale a intervenire con urgenza per la corretta e uniforme applicazione delle disposizioni per valorizzare pienamente le competenze e la formazione dei militari ATPI
Una consapevole, quanto delicata azione correttiva, rafforzerebbe, senz’altro, il senso di appartenenza e la motivazione del personale, contribuendo a mantenere alta l’immagine identitaria della Guardia di Finanza, nonché la valorizzazione delle professionalità possedute, in un’ottica virtuosa che trarrebbe da sé le motivazioni e ragion d’essere, per il bene dei Finanzieri e del Corpo.
Tutto ciò, vale la pena evidenziare, lo si rimarca rievocando la specifica circolare che disciplina “L’Attività della Guardia di Finanza nella Tutela dell’Ordine e della Sicurezza Pubblica”, la direttiva n. 4400/R/2015 e il D.M. (Interno) 11 febbraio 1986; chiarissime disposizioni alle quali, per brevità, si rinvia.










