Ricongiungimenti familiari GdF: SIAF chiede tutele anche per coppie interforze e conviventi more uxorio

il SIAF propone di aggiornare le regole sulla mobilità

Ampliare le possibilità di ricongiungimento familiare per il personale della Guardia di Finanza, superando le attuali limitazioni che escludono le coppie appartenenti a Forze Armate o di Polizia differenti e i conviventi di fatto.

È questa la proposta avanzata dal SIAF – Sindacato Italiano Autonomo Finanzieri al Comando Generale della Guardia di Finanza, attraverso una nota del 18 ottobre 2026, con la quale il Sindacato chiede di inserire nuove disposizioni a tutela della famiglia nei prossimi lavori di revisione del cosiddetto Testo Unico sulla mobilità.

L’obiettivo è adeguare la disciplina alle diverse realtà familiari, garantendo strumenti di valutazione più inclusivi senza compromettere le esigenze organizzative e operative dell’Amministrazione.

Le regole attuali: una tutela limitata ai coniugi della Guardia di Finanza

Il vigente Testo Unico sulla mobilità prevede, al Capitolo VII, punto 4, uno specifico istituto di mobilità volontaria denominato riunione del nucleo familiare costituito da coniugi entrambi appartenenti ai ruoli I.S.A.F. della Guardia di Finanza.

La procedura consente ai due coniugi di presentare istanza indicando la provincia di servizio dell’altro componente della coppia.

Le richieste vengono valutate congiuntamente, considerando la situazione degli organici, le esigenze operative e l’eventuale presenza di incompatibilità ambientali.

Non si tratta di un diritto automatico al trasferimento, ma di uno strumento amministrativo specifico che permette di esaminare in maniera coordinata le esigenze familiari dei due militari.

Secondo il SIAF, tuttavia, l’attuale formulazione presenta limiti che rendono necessario un aggiornamento.

Coppie interforze: quando entrambi indossano una divisa diversa

La prima criticità riguarda le cosiddette coppie interforze, nelle quali un appartenente alla Guardia di Finanza è coniugato con un militare o un operatore appartenente a un’altra Forza Armata o di Polizia.

Si tratta di situazioni nelle quali entrambi i componenti della coppia possono essere sottoposti a vincoli di impiego e mobilità particolarmente stringenti.

Un trasferimento, anche quando risponde a legittime esigenze organizzative, può determinare la separazione del nucleo familiare, con conseguenze sulla quotidianità, sulla convivenza e sull’organizzazione della vita personale.

Il SIAF evidenzia come queste famiglie si trovino ad affrontare esigenze sostanzialmente analoghe a quelle delle coppie composte da due appartenenti alla Guardia di Finanza, senza tuttavia poter accedere allo stesso specifico canale di valutazione.

Da qui la richiesta di superare una distinzione che il Sindacato considera non più adeguata all’attuale realtà del personale.

Convivenze di fatto: una tutela da aggiornare

La seconda criticità riguarda i conviventi more uxorio, ossia le coppie stabilmente conviventi senza vincolo matrimoniale.

Il SIAF richiama l’evoluzione normativa intervenuta con la legge 20 maggio 2016, n. 76, e gli orientamenti giurisprudenziali sulla tutela della vita familiare e delle convivenze di fatto.

Secondo il Sindacato, la disciplina sulla mobilità dovrebbe tenere conto anche di queste situazioni, evitando che la possibilità di richiedere il ricongiungimento attraverso uno specifico istituto sia riservata esclusivamente alle coppie sposate appartenenti al medesimo Corpo.

La proposta prevede, in particolare, il riconoscimento delle convivenze anagraficamente attestate, introducendo un criterio oggettivo per documentare la stabilità del rapporto.

Un precedente ricongiungimento non può escludere nuove esigenze

Un ulteriore aspetto affrontato nella nota riguarda le coppie che abbiano già beneficiato in passato di un ricongiungimento.

Secondo il SIAF, una precedente riunione familiare non può essere considerata una condizione immutabile.

Qualora successivi provvedimenti di mobilità determinino una nuova separazione, la situazione familiare dovrebbe essere nuovamente esaminata, considerando le circostanze attuali e le ragioni che hanno prodotto la distanza.

Il principio richiamato è quello di una valutazione concreta, capace di considerare l’evoluzione delle condizioni personali e professionali nel tempo.

Il quadro normativo e il bilanciamento con le esigenze di servizio

Nella propria comunicazione, il SIAF richiama diversi riferimenti normativi e giurisprudenziali a sostegno della proposta.

Tra questi figurano la sentenza n. 183/2008 della Corte Costituzionale, richiamata in relazione al bilanciamento tra buon andamento dell’Amministrazione e tutela dell’unità familiare, e gli orientamenti sulla protezione della vita familiare e delle convivenze di fatto.

Vengono inoltre richiamate le sentenze n. 7510/2020 del Consiglio di Stato e n. 6843/2023 del TAR Lazio, con riferimento alla discrezionalità amministrativa e alla necessità di motivazioni concrete e ragionevoli.

Particolare attenzione viene dedicata anche all’articolo 2209-sexies del Codice dell’Ordinamento Militare, indicato come possibile modello di coordinamento per la mobilità tra appartenenti a Forze Armate diverse.

Il Sindacato chiarisce, tuttavia, che la proposta non intende estendere automaticamente l’applicazione dell’articolo 17 della legge n. 266/1999, relativo ai trasferimenti d’autorità.

L’obiettivo è invece intervenire attraverso l’autonomia regolamentare dell’Amministrazione, introducendo una disciplina specifica nell’ambito del Testo Unico sulla mobilità.

La proposta del SIAF: cinque criteri per una disciplina più inclusiva

La soluzione prospettata dal Sindacato si articola in cinque criteri.

Estendere la possibilità di presentare domanda. Consentire al personale della Guardia di Finanza coniugato, unito civilmente o convivente more uxorio, con convivenza anagraficamente attestata, con appartenenti ad altre Forze Armate o di Polizia di accedere alla procedura di riunione familiare.

Prevedere sedi alternative. Permettere di indicare la sede di servizio dell’altro componente della coppia oppure, in subordine, sedi vicine che possano favorire concretamente il ricongiungimento.

Salvaguardare le esigenze operative. Subordinare ogni eventuale trasferimento alla situazione degli organici, alle esigenze di servizio, al grado e al ruolo del personale, oltre che all’assenza di incompatibilità ambientali.

Favorire il coordinamento tra Amministrazioni. Avviare interlocuzioni o protocolli con le altre Forze Armate e di Polizia per acquisire informazioni utili sulle sedi e sulle disponibilità.

Garantire decisioni motivate. Prevedere un provvedimento espresso e adeguatamente motivato, sia in caso di accoglimento sia in caso di diniego della domanda.

La proposta, dunque, non mira a introdurre automatismi, ma a costruire una procedura capace di valutare situazioni familiari oggi escluse dallo specifico istituto.

Famiglia e servizio: il SIAF chiede regole più vicine alla realtà

L’iniziativa sindacale pone al centro un tema che interessa direttamente la qualità della vita del personale: la possibilità di conciliare gli obblighi derivanti dall’appartenenza a un’Amministrazione militare con la stabilità dei rapporti familiari.

Per il SIAF, ampliare le categorie ammesse alla valutazione non significa ridurre la capacità organizzativa della Guardia di Finanza, ma offrire all’Amministrazione strumenti più moderni per affrontare esigenze personali e professionali che possono presentarsi anche in contesti interforze.

Con la nota del 18 ottobre, il Sindacato chiede pertanto al Comando Generale di inserire la tutela delle coppie interforze e dei conviventi more uxorio nei prossimi lavori di revisione del Testo Unico sulla mobilità.

Una proposta che punta a rendere la disciplina più inclusiva, mantenendo il necessario equilibrio tra le esigenze del servizio e il valore della vita familiare.

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