Dalla prima segnalazione al nuovo intervento sindacale
Il SIAF torna a intervenire sulla questione delle spese di viaggio sostenute dal personale in formazione della Guardia di Finanza, chiedendo un riscontro sulle criticità già rappresentate all’Amministrazione e sulle iniziative che si intendono assumere per garantire la corretta applicazione della disciplina contrattuale.
Con una nuova nota del 9 settembre 2026, indirizzata al Comandante della Scuola Ispettori e Sovrintendenti della Guardia di Finanza e, per conoscenza, al Comando Generale, all’Ispettore degli Istituti d’Istruzione e al Comandante del Reggimento Allievi, il Sindacato ha infatti sollecitato una risposta alla precedente comunicazione del 21 luglio.
Una vicenda che interessa gli allievi impegnati nelle attività di potenziamento dei Reparti e nel tirocinio tecnico-operativo e che, per il SIAF, deve trovare una soluzione coerente con quanto previsto dalla disciplina contrattuale.
La prima segnalazione: il problema dei costi di viaggio
Nella precedente nota il SIAF aveva portato all’attenzione dell’Amministrazione una criticità riguardante il personale in formazione destinato, nei mesi di agosto e settembre, alle attività di potenziamento presso i Reparti e al tirocinio pratico della durata di tre settimane.
Attività considerate dal Sindacato di particolare valore formativo e professionale, perché consentono agli allievi di confrontarsi direttamente con le realtà operative presenti sul territorio nazionale e con quello che diventerà il loro ordinario contesto di servizio.
Proprio per questo, secondo il SIAF, l’organizzazione di tali attività deve essere accompagnata dalla piena applicazione delle tutele contrattuali previste per il personale del Corpo.
La rinuncia preventiva al rimborso
Il punto maggiormente contestato riguarda la prospettata possibilità che gli allievi, scegliendo di raggiungere la sede di destinazione con un mezzo diverso da quello autorizzato dall’Amministrazione – ad esempio utilizzando il proprio veicolo – rinuncino preventivamente al rimborso delle spese sostenute per il viaggio di andata e ritorno.
Nella prima comunicazione il SIAF aveva richiamato il D.P.R. 164/2002 e la disciplina relativa al trattamento di missione, evidenziando il riconoscimento del rimborso entro determinati limiti al personale comandato in missione fuori dalla sede di servizio che utilizzi, senza la prevista autorizzazione, un mezzo non appartenente all’Amministrazione.
Secondo quanto rappresentato dal Sindacato, presso il Comando interessato risulterebbe invece consolidata una prassi basata sulla sottoscrizione, da parte degli allievi, di una dichiarazione liberatoria con la quale chi decide di utilizzare un mezzo proprio rinuncerebbe esplicitamente al rimborso delle spese di viaggio.
Una soluzione che il SIAF considera difficilmente conciliabile con la corretta applicazione della disciplina contrattuale.
Una scelta che rischia di non essere realmente libera
La questione assume una rilevanza ancora maggiore considerando le concrete condizioni nelle quali gli allievi possono trovarsi a raggiungere i Reparti di destinazione.
Non sempre, infatti, la sede di alloggiamento coincide con quella di servizio e alcune destinazioni possono risultare difficilmente raggiungibili attraverso un sistema efficiente di trasporto pubblico o mediante navette dell’Amministrazione.
In queste circostanze, l’utilizzo del mezzo proprio può diventare una scelta dettata non dalla semplice comodità, ma dalla necessità di garantire gli spostamenti richiesti per lo svolgimento dell’attività di servizio.
A questo si aggiungono, secondo quanto evidenziato dal SIAF, i possibili costi quotidiani sostenuti dagli allievi per raggiungere la sede di servizio in uniforme utilizzando i mezzi pubblici e in orari talvolta particolarmente disagevoli.
Una possibile perdita economica fino a 250-300 euro
Nella precedente nota il Sindacato aveva quantificato in circa 250-300 euro la possibile perdita economica per molti allievi che, per ragioni di comodità o funzionalità, decidessero di effettuare il viaggio di andata e ritorno utilizzando il proprio mezzo.
Un importo al quale potrebbero aggiungersi le spese necessarie per gli spostamenti quotidiani e per il pranzo o la cena nei casi in cui, nelle sedi interessate, non siano disponibili mense di servizio o esercizi convenzionati.
Il documento sottolineava inoltre che il buono pasto elettronico da 7 euro potrebbe essere riconosciuto soltanto successivamente.
Per il SIAF, l’organizzazione dell’attività formativa e operativa non può quindi trasformarsi in un trasferimento di costi sugli allievi chiamati a sostenere spese originate da esigenze dell’Amministrazione.
Il nuovo sollecito: servono risposte
Con la comunicazione del 9 settembre, il SIAF è tornato sulla vicenda chiedendo di conoscere quali determinazioni l’Amministrazione intenda assumere e, soprattutto, quali interventi concreti saranno posti in essere per affrontare la criticità già evidenziata.
La questione assume ora carattere di particolare urgenza perché, come evidenziato nella nuova nota, molti degli allievi interessati starebbero per concludere il periodo previsto e dovrebbero quindi vedere liquidati a breve i relativi fogli di viaggio.
Il Sindacato ha chiesto un sollecito riscontro, almeno interlocutorio, entro dieci giorni dal ricevimento della comunicazione, ribadendo la volontà di mantenere la vicenda nell’ambito di un confronto sindacale costruttivo e proficuo.
Tutelare chi si sta preparando al servizio
La posizione del SIAF parte da un principio chiaro: un percorso formativo indispensabile per preparare i futuri appartenenti al Corpo alla realtà operativa non dovrebbe comportare per gli stessi un ingiustificato sacrificio economico.
Per questo il Sindacato chiede che venga garantita una corretta applicazione della disciplina contrattuale in materia di missioni e rimborsi delle spese di viaggio e che venga chiarita rapidamente la posizione dell’Amministrazione.
Qualora non dovesse arrivare un riscontro, il SIAF ha rappresentato la possibilità di ricorrere agli strumenti ritenuti opportuni per la tutela del personale interessato, pur ribadendo l’auspicio di poter risolvere la questione attraverso un’interlocuzione concreta e costruttiva.