La scrivente Organizzazione Sindacale sottopone all’attenzione di codesto Comando Generale una questione di preminente rilievo istituzionale, imperniata sul rispetto dei principi costituzionali di uguaglianza formale e sostanziale sanciti dall’articolo 3 della Costituzione e sulla doverosa tutela dei diritti economici, previdenziali e amministrativi dei Colleghi impegnati nelle missioni internazionali.
Il SIAF intende chiarire, in via del tutto preliminare, come la presente iniziativa non persegua alcun obiettivo di assimilazione documentale o procedurale della Guardia di Finanza all’Amministrazione della Difesa. Al contrario, questa organizzazione sindacale riafferma, con assoluta fermezza, la piena autonomia ordinamentale del Corpo, la sua indipendenza amministrativa e la sua peculiare identità quale Forza di Polizia specializzata nella tutela economico-finanziaria, nonché presidio esclusivo di Polizia del Mare. Tale specificità costituisce un tratto identitario irrinunciabile che non è in discussione né potrà mai esserlo.
Ciò premesso, la salvaguardia di tale netta specificità ordinamentale non può tradursi, né essere strumentalmente invocata per giustificare una esclusione sostanziale del personale del Corpo dall’accesso ai benefici economici e previdenziali storicamente correlati all’impiego fuori area, allorché i nostri appartenenti operino nei medesimi quadranti internazionali ad elevato rischio geopolitico e assolvano un mandato operativo di eguale intensità rispetto alle altre componenti dello Stato. La circostanza concreta e attuale che motiva la presente istanza è rappresentata, a titolo di esempio non esaustivo, dalla Missione Bilaterale di Assistenza e Supporto in Libia (MIASIT) – così come ogni altra operazione internazionale avente i richiesti requisiti – contesto in cui le Fiamme Gialle operano congiuntamente al personale della Difesa, sopportando identiche condizioni ambientali e di rischio, senza tuttavia beneficiare di un regime di allineamento economico e previdenziale pienamente equivalente in relazione ai c.d. benefici combattentistici.
Questa asimmetria appare ancor più evidente alla luce della determinazione del Capo di Stato Maggiore della Difesa datata 14 maggio u.s. – atto tecnico amministrativo interno d’interesse delle Forze Armate e dell’Arma dei Carabinieri – e della successiva circolare di recepimento della Direzione Generale per il Personale Militare (PERSOMIL) diramata il 22 maggio 2026, unitamente ai relativi allegati recanti l’elenco aggiornato delle zone d’intervento al 31 dicembre 2025 e relativi periodi ai fini dell’applicazione della Legge 11 dicembre 1962, n. 1746, attraverso cui viene definita l’estensione dei benefici combattentistici per il personale militare dipendente da quel Dicastero. Tale metodica procedurale, pur non essendo direttamente applicabile al Corpo in ragione della sua dipendenza dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, conferma, con la sua stessa ricorrenza, l’esistenza di un sistema di protezione consolidato e periodicamente aggiornato, del quale il Corpo non beneficia in misura equivalente, aprendo quindi la strada a ogni doverosa riflessione per addivenire a un opportuno adeguamento: ciò che tutela il personale della Difesa in un teatro operativo riconosciuto non può automaticamente escludere chi vi opera al suo fianco con eguale rischio e medesimo mandato.
A parità di rischio patito e di mandato internazionale assolto, il principio di uguaglianza sostanziale esige che le tutele riconosciute dallo Stato esprimano un valore politico, economico e previdenziale omogeneo per tutti i suoi servitori, a prescindere dall’amministrazione di appartenenza. Non sussistono, allo stato attuale, motivazioni documentate capaci di legittimare tale disparità di trattamento, la quale appare riconducibile all’assenza di uno strumento procedurale autonomo e dedicato, capace di superare i pregressi orientamenti amministrativi restrittivi, piuttosto che all’esistenza di una reale volontà escludente dell’Istituzione. È in questo esatto spazio che si colloca la necessità di strutturare un canale di interlocuzione proattivo, volto a sanare un vulnus difficilmente sostenibile e che l’Istituzione ha il potere e il dovere di cogliere come opportunità di modernizzazione.
Alla luce di tale quadro, il SIAF rivolge a codesto Comando Generale un motivato invito affinché, nell’esercizio delle proprie prerogative, si faccia promotore dell’attivazione di un canale di confronto permanente e strutturato con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, finalizzato alla definizione di uno strumento procedurale autonomo, distinto e sovrano rispetto a quello della Difesa, che assicuri al personale della Guardia di Finanza impegnato in missioni internazionali un allineamento sostanziale dei benefici economici e previdenziali ad oggi non pienamente garantiti. Si chiede altresì che codesto Comando Generale assuma una posizione risoluta e documentata nell’ambito delle correnti trattative per il rinnovo del contratto del Comparto Difesa e Sicurezza, traducendo la specificità d’impiego in zone operative ad alto rischio in idonee e certe tutele economiche dedicate, di valore adeguato e non inferiore a quello garantito per impieghi operativi equivalenti. Si auspica infine, quale terza misura operativa (concorrente e non alternativa), l’istituzione di un tavolo tecnico misto con la partecipazione delle Organizzazioni Sindacali, deputato a elaborare, entro termini congrui, una proposta regolamentare strutturale che colmi definitivamente il vuoto procedurale qui rappresentato.
Il SIAF è pienamente consapevole che la materia interseca delicate sensibilità ordinamentali e confida che un’Istituzione autorevole e lungimirante come la Guardia di Finanza sappia ravvisare nella proattività sindacale un leale e qualificato contributo alla costruzione di un quadro normativo più equo e più solido, a vantaggio dei propri Colleghi, dei familiari e della tenuta complessiva del sistema.