La scrivente Organizzazione Sindacale, nell’esercizio delle prerogative riconosciute dall’ordinamento a tutela del personale del Corpo, fortemente sensibilizzata da numerosi appartenenti al Corpo, iscritti e non, con la presente richiede l’apertura di un tavolo sindacale di confronto per analizzare e ipotizzare prospettive di ottimizzazione e sviluppo del Comparto sanitario nella GdF che, attualmente, vede diverse figure operare nello stesso contenitore (medici, infermieri, tecnici di laboratorio o radiologia, fisioterapisti), anche alla luce del recente schema di
decreto legislativo sulla revisione della struttura organizzativa e ordinativa del Servizio sanitario militare delle Forze Armate, disciplinato dal decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66 (Codice dell’ordinamento militare, di seguito COM) predisposto in base alla disciplina di delega costituita dal combinato disposto dell’articolo 2 della legge n. 201 del 2023 e dell’articolo 9, comma 1, lettera g), numeri 1) e 2), della legge n. 119 del 2022.
Ricalcando, infatti, alcuni capisaldi del progetto di legge circa il processo di riforma della Sanità militare inerente alle Forze Armate, che prevede tra le altre, l’istituzione del Corpo unico della Sanità Militare, unificando i servizi sanitari delle Forze Armate dipendenti dal Ministero della Difesa, (benché il Corpo della Guardia di Finanza non rientri tra i destinatari dell’iniziativa legislativa) gioverebbe, attraverso l’istituzione di un tavolo di confronto sindacale, chiarire alcune situazioni che, allo stato attuale, risultano creare presunte criticità e disparità di trattamento tra il personale impiegato presso i Reparti Sanitari del Corpo.
Nello specifico, l’attuale sistema organizzativo della sanità prevede l’impiego di professionisti sanitari infermieristici e medici, oltre che figure rientranti nell’alveo di assistenti sanitari e non già di ‘’aiutanti sanitari’’. Infatti, secondo quanto previsto dalla circ.123000/2005, nel Comparto sanitario, oltre che medici e professionisti sanitari, è previsto l’impiego di ‘’assistenti sanitari’’ che, tuttavia, devono essere regolarmente iscritti agli Albi.
Tale figura di ‘’assistente sanitario’’, secondo quanto si apprende dai solleciti di molti iscritti, sarebbe stata sostituita da ‘’aiutanti sanitari’’, molti dei quali non godendo di titoli universitari abilitanti alle professioni sanitarie risulterebbero, non di rado, inquadrati quali ‘’superiori gerarchici’’ e impiegati in mansioni di natura burocratica/amministrativa di coloro che nello stesso contesto lavorativo assumono piena responsabilità sanitaria in ragione del titolo universitario abilitante.
Tale commistione di figure, titolate e non titolate, inquadrate in un contesto sanitario in cui esercitano, contemporaneamente, militari di grado superiore non sanitario e militari di grado inferiore sanitari, creerebbe una difficile organizzazione e separatezza di responsabilità connesse
allo specifico incarico sanitario. Nel dettaglio, ad esempio, sembrerebbe che un luogotenente aiutante sanitario si potrebbe trovare, verosimilmente, a impartire ordini o disposizioni a un brigadiere, appuntato, finanziere laureato nelle varie professioni sanitarie.
In tale peculiare contesto, pertanto, diluire l’ordinamento gerarchico militare con la titolarità e responsabilità sanitaria, rischia di creare serie difficoltà nella gestione della filiera sanitaria. A tal riguardo, si rileva l’esigenza di garantire un riconoscimento coerente e territorialmente uniforme delle figure professionali sanitarie titolate, evitando sovrapposizioni e commistioni, anche al fine di delineare meglio compiti e responsabilità nei processi organizzativi.
Altra questione non marginale, riguarda la formazione continua del personale sanitario, con particolare riferimento all’aggiornamento professionale e alla maturazione dei crediti ECM, oltre che l’attuale disciplina in materia di punteggi, trasferimenti e vincoli di impiego, che risulterebbe frammentaria e non pienamente adeguata alle peculiarità del Comparto Sanitario.
Appare necessario, pertanto, un’attenta riflessione e un confronto ampio, per un aggiornamento complessivo con specifico riferimento a:
– Vincoli di impiego;
– Maturazione dei punteggi;
– Pianificazione degli impieghi e dei reimpieghi su domanda;
– Istituzione di ruoli dedicati e specifici: medici, infermieri, terapisti e tecnici di radiologia e di laboratorio, ecc. ;
– Introduzione della possibilità per il personale (finanzieri, appuntati, brigadieri), in possesso di laurea in scienze infermieristiche o altre professioni sanitarie, di un avanzamento di carriera fino al grado di maresciallo, anche mediante riserve di posti nei concorsi interni;
– Censimento e definizione compiuta delle figure professionali sanitarie e dei relativi compiti, anche in relazione all’obbligo d’iscrizione all’Albo degli infermieri o di altri albi dedicati delle professioni sanitarie.
L’assenza di analoghe opportunità di chances e, quindi, la disparità di trattamento negli avanzamenti di carriera, che rischia di delinearsi a seguito dell’immissione del personale infermieristico proveniente dai civili in possesso di laurea triennale, peraltro anche in relazione al requisito richiesto della laurea triennale in materie giuridiche ed economiche necessaria per il futuro avanzamento nella carriera da Ispettore, così come inserito nell’ordinamento, a suo tempo, dal D.lgs 95/17, (al fine di equiparare le citate posizioni alla terza Area Funzionale del comparto Ministeri), merita un’oculata riflessione e la ricerca di soluzioni tempestive.
Di contro, a seguito dell’innovativo concorso messo a bando per “ispettori professioni sanitarie” già laureati in scienze sanitarie, tratti dai civili, si è creata una marcata disparità in relazione alla possibilità di avanzamento per coloro che già erano impiegati nel comparto, atteso che tutti coloro che avevano già effettuato corsi di formazione militare in GdF e successivamente in ragione del proprio titolo sanitario, non hanno avuto analoghe opportunità di chances per un avanzamento di carriera fino al grado di maresciallo.










