La scrivente Organizzazione Sindacale, intende sottoporre all’attenzione di Codesto Comando Generale alcune criticità emerse a seguito di un’attenta analisi delle dinamiche che interessano, su scala nazionale, la fruizione degli istituti posti a tutela del welfare interno.
Più segnatamente, si fa riferimento, in particolare, a quel complesso di norme (costituzionali, primarie, regolamentari, contrattuali) e direttive che disciplinano la protezione della genitorialità, l’assistenza ai familiari disabili, la tutela della salute e il diritto allo studio, etc., pilastri che definiscono l’indispensabile equilibrio tra vita privata e servizio.
Da numerose segnalazioni che ci pervengono dal personale, infatti, emerge con frequenza una certa riluttanza, che si traduce, inevitabilmente, in disomogeneità nell’applicazione di tali tutele, spesso riconducibile a un’interpretazione marcatamente restrittiva da parte di alcuna dirigenza o di coloro che rivestano funzioni di comando e gestione del personale.
Tale approccio, che si manifesta in una forma di prudenza interpretativa talvolta eccedente, rischia di tradursi in una compressione dei diritti del personale e che non sempre appare sorretta da quelle inderogabili ed effettive esigenze di servizio, laddove contemplate e applicabili.
È parere del SIAF che il benessere organizzativo non debba essere considerato un elemento accessorio, bensì un fattore determinante per l’efficienza complessiva del Corpo. Un clima professionale sereno, in cui il militare percepisce l’Amministrazione come un interlocutore attento alle esigenze essenziali della propria famiglia e della propria formazione, agisce da naturale volano per la sfera motivazionale e il senso di appartenenza.
Al contrario, la percezione di un ostacolo ingiustificato nell’accesso a diritti legalmente riconosciuti può innescare dinamiche di demotivazione che rischiano di rendere l’ambiente lavorativo meno armonico di quanto la logica istituzionale imporrebbe e il buon senso richiederebbe.
Appare, pertanto, non più differibile un autorevole intervento di codesto Comando Generale volto a dirimere tali incomprensioni applicative, promuovendo una gestione degli istituti di welfare, molti discendenti dalla contrattazione collettiva, improntata a criteri di assoluta uniformità.
In altre parole, è necessario che l’azione di comando e gestione del personale, a ogni livello, sia orientata a debellare prassi divergenti o ancora peggio forme di riluttanza a riconoscere certi istituti che, lungi dal tutelare l’operatività, finiscono per alimentare un clima di sfiducia dai riflessi inevitabilmente dannosi per l’intera Istituzione.
Una risoluta direzione in tal senso non rappresenta solo un atto di equità verso il personale, ma un’urgente necessità funzionale volta a preservare l’integrità del tessuto umano e professionale della Guardia di Finanza, nonché a evitare che si inaspriscano i rapporti interpersonali, anche con il rischio di una conflittualità deleteria.










