“Le immagini dell’aggressione, avvenuta con estrema violenza anche mediante l’uso di un martello, rappresentano un grave campanello d’allarme che le Istituzioni non possono ignorare.
L’utilizzo volontario di strumenti atti a offendere contro zone vitali configura una pericolosità che va ben oltre la semplice aggressione, ferma restando ogni valutazione della Magistratura sulle ipotesi di reato.
Richiamare la memoria di colleghi caduti come Filippo Raciti e Mario Cerciello Rega non è retorica, ma un dovere: la storia dimostra che l’inerzia produce tragedie. Non è più accettabile affidare la sicurezza degli operatori alla fortuna o alla resistenza individuale.
Servono subito protocolli operativi chiari, un rafforzamento delle tutele giuridiche, certezza della pena e dotazioni adeguate per chi garantisce l’ordine pubblico. Le espressioni di vicinanza devono trasformarsi in provvedimenti immediati e strutturali. La vita di chi difende lo Stato va protetta prima che sia troppo tardi”, dichiara il Segretario Generale Nazionale SIAF Eliseo Taverna.










