Il giorno 14.01.2026 si è tenuto presso la sala Tatarelli, della Camera dei Deputati, un importante momento di confronto sulla proposta di legge n. 2485 in merito al cd. ‘’Atto dovuto’’.
Come noto, questo atto dovuto, non espressamente citato nell’art. 335 cpp, ma desumibile dalla giurisprudenza e dal riscontro con ciò che accade nella realtà di ogni giorno, nonostante già nella sua attuale formulazione non imporrebbe (vedere art. 335 c.1-bis c.p.p.) quale atto necessario quello di iscrivere nel registro degli indagati, cittadini e forze di polizia che nell’esercizio delle proprie funzioni si troverebbero coinvolti nella commissione di ipotesi di reato pur agendo in forza di stato di necessità o legittima difesa e qualsiasi altra causa di giustificazione ma di contro, la prassi e consuetudine giurisprudenziale, si misura non di rado, con le infinite iscrizioni, di colleghi appartenenti a Forze di polizia e militari, e con altrettante archiviazioni per la presenza di cause di giustificazione che rendono il fatto commesso dall’operatore di polizia, non già criminoso ma lecito e non punibile, escludendo l’antigiuridicità. Tale iscrizione, seppur seguite spesso dall’archiviazione, non escludono ripercussioni sulla vita privata del personale coinvolto sia sotto l’aspetto mediatico che quello economico e disciplinare con conseguenze anche sugli avanzamenti di carriera.
Il SIAF, alla presenza del senatore Alberto Balboni e di altri deputati di spicco di Fratelli d’Italia, ha espresso, pertanto, con l’intervento del Segretario Nazionale Michele Fiorino compiacimento verso l’iniziativa del 14 Gennaio scorso riconoscendo l’indubbio valore e prestigio di questi tavoli di confronto ma, alla luce della delicatezza e complessità di tale problematica che fortemente impatta il personale rappresentato, ha ribadito che è necessario un intervento più incisivo in quanto, oltre all’articolo 335 c.p.p. è necessario modificare anche altri articoli seguenti (es. art. 360 c.p.p.) e fare un’attenta riflessione circa l’efficacia e l’effetto che il termine perentorio di 7 giorni concesso al Pubblico Ministero per fare degli accertamenti preliminari (che già dovrebbero essere fatti come si evince dal dettato dell’art. 335 c.p.p.) può provocare nei casi concreti.
Non sono mancate comunque parole di apprezzamento verso il tentativo di puntare un faro su una questione così tanto delicata e quindi il messaggio politico sotteso a questa proposta di legge mira a garantire tutela ai cittadini e, in particolar modo, agli operatori di Polizia il cui lavoro così specifico e delicato impone un’attenzione rigorosa da parte della classe politica, affinché la dignità delle donne e degli uomini in uniforme non diventi secondaria.
Urgenza di uniformità applicativa nel sistema di welfare interno: superamento delle disfunzioni interpretative di norme contrattuali.
La scrivente Organizzazione Sindacale, intende sottoporre all’attenzione di Codesto Comando Generale alcune criticità emerse a seguito di un’attenta analisi delle...










